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Si è discusso a lungo negli anni scorsi sulla definizione degli ultimi 18 anni, da alcuni definiti come quelli della Seconda Repubblica da altri una lunga transizione se non l’agonia della Prima Repubblica. Comunque li si voglia definire il portato di questi anni, fatti di bipolarismo coatto, aggregazioni disomogenee e populismo inconcludente, sembra decisamente volgere al termine.
E’ infatti questa la seconda mission che il Presidente Napolitano ha affidato al Governo Monti : dopo aver messo in sicurezza i conti pubblici, disegnare un nuovo schema politico, con le estreme sempre più marginalizzate ed una vasta area, riformista e moderata, che si contende la guida del paese.
Lo hanno capito in fretta sia Di Pietro che Bossi che non a caso si distinguono per la dura opposizione a questo Governo, contro cui lanciano strali quotidiani, ma il cui vero obiettivo sono il Pd per il primo ed il Pdl per il secondo, gli alleati di ieri che rischiano (o auspicano) di diventare gli avversari di domani.
Tra le decine di categorie che si stanno rivoltando contro le liberalizzazioni ed i primi, ancora timidi, tentativi di eliminare incrostazioni di rendite oligopoliste e sacche di privilegi si sono dunque iscritte l’Idv e la Lega Nord, anch’esse decise a difendere posizioni parassitarie senza la quale la stessa propria esistenza in vita è messa in discussione: cosa sarebbero infatti Di Pietro e Bossi senza Bersani e Berlusconi? Quanto conterebbero nel paese, e ancor più in Parlamento, senza un accordo strategico (leggasi apparentamento) con i due principali partiti?
La coalizione Pdl – Lega ha già clamorosamente fallito la prova del governo, durata per oltre 8 degli ultimi 10 anni, quella dell’Unione ha fatto altrettanto nei miseri 20 mesi in cui ha resistito e quella disegnata a Vasto è stata ritenuta inaffidabile in gran parte delle cancellerie europee prima ancora che in Italia.
Cambiare la legge elettorale, come auspicato ancora nei giorni scorsi dal Quirinale, serve dunque a scrivere le nuove regole che assicurino stabilità di governo ed autorevolezza delle leadership: obiettivo largamente condiviso che dovrà comunque fare i conti la democrazia e le scelte degli elettori.
Si preannuncia dunque una battaglia senza esclusione di colpi perché trattasi di una vera e propria lotta per la sopravvivenza, al cui altare val bene anche sacrificare alleanze locali, a partire dalle elezioni amministrative del prossimo 6 maggio e mettere in discussione governi regionali e di grandi città. Il paradosso è che una forza politica, l’IdV, che si è spesa per raccogliere oltre un milione di firme contro il porcellum , ne è oggi diventata di fatto il baluardo a difesa, mentre l’altra, la Lega Nord, nata per difendere le istanze locali dalle ingerenze romane oggi è pronta a barattarle pur di contare ancora qualcosa nella politica romana.
Se per Enrico IV “Parigi vale(va) ben una messa” per Tonino da Montenero il porcellum val bene una porcata mentre per Alberto da Giussano Largo Chigi val bene Milano .
E’ questa l’Italia del 2012, quella della fine della seconda repubblica o della morte della prima.





NAPOLI    
lunedì 14 novembre 2011, ore 17
Libreria Mondadori,
Piazza Trieste e Trento, 52,
Naples, Italy

CATANIA    
lunedi 16 gennaio, ore 16,30       
Cappella Bonajuto
Via Bonajuto, 7
95131 Catania

RENDE 
      
giovedi 19 gennaio, ore 18,00      
Museo del Presente
Piazza J. F. Kennedy
Cosenza

TORINO    
giovedi 26 gennaio, ore 17,30
Sala dell’Antico Macello di Po        
Via Matteo Pescatore, 7
Torino

POTENZA   
lunedi 6 febbraio, ore 17,30
Sala del Campanile – Palazzo Loffredo
Via Serrao
Potenza

GENOVA    
giovedi 1 marzo
Bar Biblioteca Bosio – Villetta Serra,
Viale IV Novembre 3
16121 Genova

 






di_lello_marco01"Leggere le cronache quotidiane raccontare del degrado in cui versa il patrimonio culturale napoletano e' campano spero provochi anche negli amministratori locali un moto di ribellione per me inostenibile: e' inaccettabile che Antro della Sibilla, Anfiteatro Flavio, Museo Madre vengano chiusi al pubblico per la incapacita' di Governo e Regione di tener fede agli impegni- cosi' Marco Di Lello, coordinatore della segreteria nazionale Psi ed ex assessore campano ai beni culturali"
"Siamo di fronte a scelte che producono un danno sociale ed economico per la Campania: faccio appello a Caldoro affinché' risolva le questioni nelle prossime ore anche per evitare sanzione dall'Ue, trattandosi di beni per il cui restauro e valorizzazione negli anni scorsi sono stati spesi fondi europei perche' producessero ricchezza, cosi' come e' stato finora, e la cui chiusura sarebbe ingiustificabile agli occhi della Commissione Europea."
"Sorprende la leggerezza con cui qualche assessore affronta la questione che rischia di compromettere anni di politiche che, per unanime riconoscimento, avevano fatto della Campania una regione modello nel campo dei beni culturali - conclude Di Lello - per cui mi aspetto un intervento diretto del governatore per riprendere un percorso virtuoso, anche perche' qui la cultura non e' solo Pompei.





Cogito ergo sum, così, poco meno di cinque secoli fa Cartesio giunge a questa certezza al culmine della faticosa aspirazione ad un metodo che consenta all’uomo di discernere vero e falso, per raggiungere il quale assume un percorso di critica della conoscenza, fondato sul dubbio metodico, e l’unica certezza è la propria esistenza. Stia dunque tranquillo il premier, senza far torto al genio francese per chi assume come proprio il metodo riformista il dubbio è in re ipsa ed i tabù, in quanto tali, vacui e da combattere.

“Modernizzare” il mercato del lavoro dunque, non incute timore o preoccupazione in chi, e sono tanti, a quarant’anni dal varo dello Statuto dei Lavoratori, è consapevole della necessità di renderlo più attuale non solo alle esigenze delle imprese ma anche per includerne le diverse forme di lavoro atipico, o meglio flessibile, che, sorte in numerose tipologie negli ultimi tre lustri, sfuggono ad un inquadramento giuridico più complessivo. Basterebbe questa consapevolezza per aprire le porte alla riforma ma in più vi è la necessità di uscire dalla crisi e per riprendere a crescere l’Italia deve necessariamente investire sui lavoratori e sui loro diritti, anche perché la teoria che per far ripartire lo sviluppo occorra spianare la strada alla precarietà è apodittica e tutta da dimostrare.

Il premier incontrerà nelle prossime ore sindacati ed imprese per discuterne, nella ferma convinzione che occorre dunque eliminare, o quantomeno mitigare, quelle rigidità, in entrata ed in uscita dal mercato del lavoro che portano ad un corto circuito tra sicurezza sociale ed esigenze delle imprese. L’auspicio è che il punto di partenza sia quello dell’estensione delle tutele ai 3,5 milioni di lavoratori precari oggi privi di garanzie nel nostro paese attraverso l’introduzione dell’articolo 18 bis, che preveda diritti e non solo doveri per i lavoratori “flessibili”, attuando anche in questa parte  la Carta Costituzionale che all’articolo 1, comma 1 recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” ed all’articolo 4, comma 2 prevedendo che “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Il lavoro, dunque non è solo un rapporto economico, ma anche un valore sociale che nobilita l’uomo, la base della nostra democrazia

Un paese che ha appena festeggiato i 150 anni di storia e progresso comune ed una Democrazia che ne ha da qualche giorno compiuti 64, non può dunque tollerare ulteriormente la degenerazione del precariato che costringe milioni di ragazze e ragazzi, ed in misura crescente soggetti non più giovani, a vivere una condizione lavorativa fondata sulla incertezza di una duplice mancanza, sia di continuità del rapporto di lavoro sia di un reddito adeguato su cui poter contare per pianificare il proprio futuro. Dopo aver dunque eliminato questo doppio fattore di insicurezza si potrà metter mano, partendo dalla proposta Ichino, alla riforma dell’articolo 18, accompagnando il lavoratore in uscita per almeno un triennio nella ricerca di una nuova occupazione.

Sigmund Freud nella collezione di saggi Totem e tabù, sottolinea la componente inconscia che porta a considerare necessaria una certa proibizione: come a dire più si parla di abrogazione dell’articolo 18 più lo stesso viene vissuto come intangibile. Umilmente, al professor Monti consiglierei dunque di evitare il termine, se davvero intende riformare, o , come preferisce, modernizzare, il diritto del lavoro. Nessun tabù, dunque, solo equità e giustizia sociale.

Marco Di Lello





intervista Adnkronos libro Di Lello





italia tagliata"A forza di tagli si divide l'Italia": cosi' Marco Di Lello, coordinatore della segreteria nazionale del Partito Socialista intervenendo a Sulmona (Aq) alla seduta comune dei 36 comuni della Valle Peligna e dell'Alto Sangro.

 

 "L'articolo 3 della Costituzione impone l'uguaglianza dei cittadini, e dunque pari opportunita'anche nel diritto alla giustizia, che sarebbe negata a decine di migliaia di cittadini che si vedrebbero costretti a sopportare  due ore di viaggio in auto, ben oltre in autobus, per raggiungere il Tribunale de L'Aquila: razionalizzazione deve fare il paio con ragionevolezza, quella che sembra mancare nella proposta della commissione ministeriale" ha continuato Di Lello.
 

"E una battaglia simbolo che supera i confini locali- ha concluso Di Lello - per affermare il principio che dalla crisi economica non si esce tagliando i servizi essenziali ai cittadini ma facendo pagare di più a chi può e sconfiggendo l'evasione fiscale. Una battaglia da fare insieme, con un voto parlamentare bipartisan per affermare il primato della Buona Politica che garantisca equita' ai cittadini"





articolo 18

“Per riprendere a crescere il Paese deve necessariamente investire sui lavoratori e sui loro diritti: la teoria che per far ripartire lo sviluppo occorra spianare la strada alla dilagante precarietà che già affligge il nostro Paese è tutta da dimostrare”. Lo dichiara Marco Di Lello, coordinatore nazionale del Psi, “Al di là della riflessione politica e di sviluppo - continua Di Lello - noi socialisti che abbiamo scritto lo Statuto dei lavoratori non alziamo barricate a proposte di modifiche, ma il punto di partenza non può essere che l’estensione delle tutele ai 3,5 milioni di lavoratori precari oggi privi di garanzie nel nostro paese. Anziché discutere di abolizione dell’articolo 18 sarebbe giusto iniziare con il ragionare dell’introduzione dell’articolo 18 bis, prevedendo diritti e non solo doveri per i lavoratori “flessibili”, attuando anche in questa parte  - conclude il coordinatore del Psi - la nostra stessa Costituzione che sottolinea l'importanza del lavoro come base della nostra democrazia”.





il mattino su aleniaNapoli, 13 dicembre - “Faccio appello a tutti, in particolare ai parlamentari campani che dovrebbero avere a cuore come me il futuro del Mezzogiorno, per salvare l’accordo raggiunto lo scorso novembre tra Alenia e i sindacati, che con questa manovra salterebbe essendo successivo al 31 di ottobre”. Lo ha dichiarato Marco Di Lello, coordinatore nazionale del Psi, facendosi propositore di un emendamento socialista a favore dell’accordo raggiunto.

“Così come previsto dalla manovra Monti - continua l’ex assessore alla Regione Campania - ogni patto siglato successivamente alla data di fine ottobre non dovrebbe essere rispettato; nel caso dell’Alenia, che vede coinvolte centinaia di persone e di famiglie, questo comporterebbe un mancato investimento di circa 1 miliardo di euro, una cifra estremamente importante per il Sud Italia. Credo quindi opportuno - conclude Di Lello - salvaguardare quanto stabilito e, se necessario, farsi carico così come faremo noi socialisti di un emendamento specifico in tal senso”.









"Con la scelta di alcuni sottosegretari, mi sembra che questo governo che era nato come tecnico, stia diventando sempre piu' politico, non nell'accezione migliore". Lo dichiara Marco Di Lello, coordinatore nazionale del Psi, nel suo intervento all'Assemblea congressuale di Fiuggi del partito. "Tra i nuovi sottosegretari infatti - continua Di Lello - ci sono i consiglieri di La Russa e Brunetta, gli amici di Rutelli e Matteoli, l'amico degli amici che faceva le vacanze gratis, oltre a quella persona che prestava alle imprese i soldi delle banche e oggi lo fa con lo Stato. Insomma - conclude il coordinatore nazionale del Psi - mi auguro che il governo Monti recuperi lo spirito tecnico, perche' il governo politico dopo il fallimento di Berlusconi puo' nascere solo dalla urne".




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