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Archiviata la campagna elettorale più che tempo di bilanci, i risultati sono netti come raramente accade, è ora di riflettere …e agire!

Il voto degli italiani ha bocciato Pdl, Lega Nord e Terzo polo (ma è mai esistito?) , senza premiare, però, né il Pd né i partiti, parlamentari e non, che si oppongono al Governo Monti.

C’è dunque un solo vincitore, il populista Grillo ed il suo Movimento 5 Stelle e tanti sconfitti. Ma la vera bocciatura è per l’intera classe politica italiana, mai così lontana dal gradimento degli elettori, mai così incapace di comprenderne i disagi e le aspettative, mai così deludente come in questi anni fatti di ladrocini ed incapacità di governo.

Il Partito Socialista ha retto, pareggiando il risultato dello Sdi nell’omologo turno elettorale del 2007, quando i socialisti erano al Governo ed in Parlamento, e questo è di per sé un ottimo risultato: dopo anni trascorsi all’opposizione, fuori dal parlamento e con un quinto di seggi in meno a disposizione in pochi ci avrebbero sperato.

Ora che dunque una autonoma comunità socialista è stata tratta in salvo , superato il “primum vivere” è dunque giunta l’ora del”philosophare”: è venuto cioè il momento di rilanciare la sfida perché anche in Italia si possa dar vita ad un’alleanza democratica e socialista di stampo europeo, e poi magari ad un soggetto unitario, che abbia come stella popolare il Partito del Socialismo Europeo.

I successi socialisti in Francia, ma anche quelli in Gran Bretagna, in Germania, finanche in Romania, confermano la straordinaria vitalità del movimento socialista europeo e soprattutto indicano una strada nuova e diversa per uscire dalla crisi economica. Una crisi che non è piovuta dall’alto come una maledizione ma che, frutto della bramosia ed avidità dei centri finanziari e sistemi bancari internazionali, ha trovato terreno fertile nello scaricarne il prezzo salatissimo sui ceti deboli, grazie alle politiche conservatrici di Angela Merkel, di Nicolas Sarkozy e della destra europea. Una strada che tiene insieme con pari valore le esigenze del risgore e quello dello sviluppo, del contenimento della spesa pubblica e della salvaguardia dello Stato Sociale, che impone una patrimoniale ai ricchi, che non considera la prima casa come un elemento di ricchezza, che utilizza la leva fiscale diretta anziché le imposte indirette, regressive e recessive, che tassa le transazioni finanziarie e privilegia il reddito da lavoro piuttosto che quello speculativo.

Il rischio è che invece il centrosinistra si culli sugli allori, si adagi su se stesso, illudendosi di aver già vinto la battaglia elettorale delle prossime politiche per assenza dell’avversario. Un errore clamoroso che già Occhetto commise nel 1994 e le cui conseguenze le stiamo pagando tutt’oggi.

La destra, Berlusconi in primis, sembra avere capito la lezione e si appresta a varare un nuovo soggetto politico, Casini è già al lavoro per una nuova alleanza dei moderati: l’intero schieramento di centro e centrodestra è in febbrile attività per presentarsi all’appuntamento con gli elettori con una veste rinnovata, nascondendo così la pochezza della proposta programmatica.

Noi possiamo e dobbiamo fare di più: abbiamo idee e programmi, ma occorre un’offerta rinnovata, la certezza di aver chiuso con gli errori del passato, fatti di caravan serragli, unioni larche, sante alleanze ed incapacità di governare bene e a lungo.

La lezione che viene da Atene è che quando la sinistra annega i propri valori all’insegna del rigore innanzitutto, dei tagli lineari, dello smantellamento del welfare state è bocciata dagli elettori. E’ bene che anche su questo si rifletta.

La proposta dei socialisti è questa, un'alleanza di partiti diversi tenuti uniti dai valori del socialismo europeo, con l’ambizione di cambiare l’Italia: Bersani e Vendola, finita l’esultanza per la splendida vittoria di Francois Hollande ci dicano se la condividono, e soprattutto, dalle parole passino ai fatti e dimostrino di essere socialisti non solo quando valicano il Frejus.





"La vittoria in Francia del socialista Hollande ed il crollo dei partiti storici in Grecia insegnano due cose alla politica italiana: la prima e' che la sinistra riformista e di governo in tutta Europa si chiama socialista. La seconda e' che sostenere acriticamente un governo tecnico che privilegia i numeri alle persone e' un errore che porta diritti a clamorose bocciature"cosi' Marco Di Lello, coordinatore della segreteria nazionale del partito socialista commenta i risultati delle elezioni presidenziali francesi e politiche in Grecia.





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Celebrare i 120 anni dalla nascita del Partito Socialista può avere il sapore della provocazione in un’ Italia in cui il vento dell’Antipolitica soffia con crescente intensità e la voglia di nuovo spinge in un angolo il vecchio. La domanda se il Psi, il più antico partito d’Italia possa ancora svolgere un ruolo di primo piano può apparire anch’essa una provocazione, specie se non declinata all’insegna del connubio che unisca valori storici e facce nuove.

 

I Partiti in questi anni hanno contribuito molto ad alimentare quel venticello dell’antipolitica che oramai sembra sempre più assumere la forza di un ciclone : dal fallimento dell’esperienza Prodi, sconfitto dal potere di veto, e di ricatto, di piccoli o minuscoli partiti a quello clamoroso del decennio berlusconiano, incapace di lasciare la minima traccia di provvedimenti utili per i cittadini. Ci hanno messo molto del loro, consentendo ruberie ed illegalità di varia natura, dal caso Lusi a quello Bossi e della Lega Nord, dal caso Penati agli amici di Formigoni ed il triste declino del presunto “modello Lombardia”, ai furbetti del Valterino (Lavitola), le cui gesta, in uno alle vicende che emergono dal processo “Ruby” , ben disegnano l’etica del berlusconismo.

Ruberie ed illegalità ancor più gravi ed insopportabili in tempo di crisi. Ma l’alternativa non è e non può essere l’antipolitica, la demagogia, il populismo. Non è e non può essere l’incarnazione della cultura del non fare, del no ai termovalorizzatori, no ai rifiuti, no alla Tav, no alle infrastrutture, di cui si ciba avidamente il grillismo, versione moderna del populismo. Non è e non può essere l’uomo solo al comando, il novello Masaniello, il Salvatore della Patria, modelli sperimentati due volte, in forme diverse, nella prima metà del secolo scorso ed a cavallo con il secolo nuovo: due esperienze, con le dovute differenze, tutt’altro che esemplari.

L’alternativa c’è se si assume il presupposto che nel bene come nel male non si è tutti uguali, che nei Partiti, come nella Chiesa ed in ogni comunità larga ci sono malfattori e persone perbene! C’è se i partiti, e gli uomini e le donne che li dirigono, cambiano, diventano trasparenti, investono in sobrietà, cacciano le mele marce, ma soprattutto dimostrano di saper fare quello per cui sono votati e, in molti casi, pagati: assumere scelte e decisioni utili a far crescere il paese, offrire opportunità ai cittadini, tutelare chi è più indietro.

La crisi economica non è una dannazione piovuta dall’alto ma frutto di speculazione finanziaria, di sete di danaro e di politiche all’insegna del laissez faire , dell’assenza di ogni intervento statale in nome della libertà economica, delle politiche di George Bush jr, di Angela Merkel, di Nicolas Sarkozy, della destra europea e dei tanti sedotti dal neoliberismo. Il risultato di queste politiche è drammaticamente sotto gli occhi di tutti, come lo è l’impoverimento delle famiglie, la crisi di tante, troppe, aziende.

Il fallimento di queste politiche hanno confermato che si può e si deve cambiare: l’alternativa è la stessa in Europa come in Italia, si chiama socialdemocrazia, ma presuppone un rinnovamento di un pensiero che affermatosi nel novecento non può non riformarsi, adeguandosi alle esigenze del secolo nuovo. Il 6 e 7 maggio milioni di italiani voteranno per scegliere i propri amministratori locali: sarà anche l’ultimo voto prima delle elezioni politiche e dunque il segnale che verrà dalle urne varrà per l’oggi ma anche per il domani.

Comunque vada resterà ineludibile un cambiamento della stessa forma partito: al centro e a destra stanno già dismettendo le vecchie insegne per proporsi con altre, ma non saranno restyling di nomi e simboli a regalare una patente di novità che oggi appare come un necessario lasciapassare elettorale. E’ un tema su cui la sinistra è ancora una volta in ritardo, che va affrontato rapidamente e soprattutto liberandosi del fardello di un passato che troppe volte consente al morto di acchiappare il vivo. Senza una profonda riforma del modo di essere, della organizzazione interna, ed infine dei gruppi dirigenti, il ciclone rischia di spazzare via tutti, indebolire la democrazia e consegnare ai partiti il ruolo marginale di meri comitati elettorali, lasciando alle lobby, più o meno trasparenti, il ruolo di influenzare il governo della cosa pubblica, perseguendo interessi particolari spesso confliggenti con quello pubblico.

Occorre dunque cambiare forma e sostanza: garantire trasparenza opportunità e partecipazione nella vita interna e dimostrare di saper ben governare, a partire dagli enti locali. Sconfiggere l’Antipolitica con la Buonapolitica: solo così il ciclone potrà perdere forza e trasformarsi in un venticello utile ad un paese boccheggiante.





Potremmo trovare sollievo nel toglierci più di un macigno dalle scarpe che da vent’anni appesantisce il nostro percorso politico.

Potremmo gustarci le immagini delle monetine che, cambiate da lire in euro fanno ancora più male addosso a quanti nel ‘92 le lanciavano addosso ai ladroni “romani”

Potremmo sorridere nel vedere il trave altrui, ma sbaglieremmo a non vedere la nostra pagliuzza.

Quello che sta accadendo in queste settimane non può non riportarci alle immagini di tangentopoli, a risentire il tanfo di una politica asservita al guadagno personale di sempre più numerosi sedicenti dirigenti di partito ma anche l’odore acre e pericoloso dell’antipolitica.

Il direttore del corriere della sera, quotidiano che più a ragione che a torto negli ultimi mesi non ha mancato di alimentare il sentimento di sfiducia verso l’attuale classe politica ha scritto oggi che “l'antipolitica è una pratica deteriore che mina le fondamenta delle istituzioni. L'idea che una democrazia possa fare a meno dei partiti è terreno fertile per svolte autoritarie”.

I partiti, dunque, tutti e nessuno escluso, sono oggi chiamati a difendere la democrazia in Italia.
L’assenza di partiti forti e credibili l’abbiamo già pagata cara in Italia, nel ventennio del secolo scorso e nel post 94, due esempi non propriamente da ascrivere negli annali della storia politica da ricordare e celebrare.

La democrazia si difende recuperando credibilità nei partiti. La credibilità si recupera con i fatti. Le dimissioni degli indagati sono il minimo. Occorre una legge che imponga trasparenza nei bilanci delle formazioni politiche. Una nuova normativa che sanzioni più pesantemente i reati contro la pubblica amministrazione. Occorrono nuovi partiti ed una nuova classe dirigente.

Nessuno si illuda di salvarsi restando immobile, magari nascosto. I Partiti o cambiano o muoiono, e con loro, il rischio, è che muoia anche la democrazia.





"Piango Antonio Ghirelli da socialista, da napoletano e da suo lettore. Non ha mai mancato di farci pervenire il suo sostegno ed il suo incoraggiamento in questi anni difficili per il Partito Socialista: ne portero' nel cuore e nella mente consigli, stimoli, riflessioni. Ci ha lasciati una penna arguta, una persona perbene, un vero socialista" cosi' Marco Di Lello, coordinatore della segreteria nazionale socialista ha commentato la scomparsa dell'ex direttore dell' Avanti! Antonio Ghirelli.





ROMA, 27 MAR - "Plaudiamo al Parlamento e al Presidente Monti che hanno consentito l'introduzione di una misura che liberalizza il mercato della telefonia fissa ancora troppo pendente a favore dell'incumbent".

E' quanto dichiara attraverso un comunicato stampa Marco Di Lello, coordinatore della segreteria nazionale del PSI in merito al nuovo emendamento del governo al dl Semplificazioni che ha incassato il via libera all'unanimità dalla commissione Affari Costituzionali del Senato e risolve il contenzioso sull'ultimo miglio delle Tlc.


"E'un successo della politica - prosegue Di Lello - a favore dei cittadini. Come Partito Socialista abbiamo sempre sostenuto questa misura in ogni sede, anche attraverso il Presidente della Commissione Affari Costituzionali Carlo Vizzini che ne ha subito apprezzato il merito. L' Unione europea prenda esempio dall' Italia per proseguire ancora più determinati verso una liberalizzazione ancora più completa nei mercati come le tlc dove sussistono da troppo tempo posizioni eccessivamente dominanti. Noi non avremo mai alcuna esitazione nel portare avanti temi che favoriscono e rilanciano concretamente la crescita del Paese e vanno incontro alle esigenze dei cittadini".





"Si e' concluso oggi l'ultimo dei seminari organizzati nelle regioni del sud dal Partito Socialista in preparazione della Conferenza Nazionale sul Mezzogiorno che si terra' a Lecce il 31/3 e 1/4.
Il confronto campano, tenutosi a Salerno nei locali del Polo Nautico, e' stato introdotto dal segretario regionale Fausto Corace e dal responsabile Mezzogiorno dei socialisti Enzo Maraio ed ha visto il contributo e la partecipazione, tra gli altri, di Pino Acocella (Cnel), Franco Tavella (Cgil) Gerardo Ceres (Cisl), Gerardo Pirone (Uil) Nunziante Coraggio (Ance), Mauro Maccauro (Confindustria) Mario Catalano (LegaCoop), Bartolo d'Antonio (Anci), Carmine Nardone (FuturIdea), Alessandro Picardi (Tlc), Franco Peduto (Pres Geologi), Claudia Bastianelli (Fgs) oltre che dei consiglieri regionali Gennaro Mucciolo e Gennaro Oliviero.
Introducendo i lavori Corace ha sottolineato i limiti dell'attuale esperienza regionale sintetizzando con una battuta:"Caldoro aveva iniziato il suo mandato ponendo il tema del mezzogiorno come Ponte sul mediterraneo, si e' fermato a via Caracciolo".
Sulla stessa linea i consiglieri Mucciolo e Oliviero che hanno denunciato "l'assenza di una strategia di sviluppo nella regione, da cui discende anche la incapacita' di programmazione dei fondi europei, che si prospettano come l'ennesima occasione persa dalla Campania".
Maraio ha ricordato come "la Apple a Napoli non sarebbe mai nata, puntando il dito contro le inefficienze della P.A. che scoraggiano gli investitori".
Concludendo i lavori il coordinatore nazionale socialista Marco Di Lello ha spiegato "il senso dell'inziativa, l'utilita' del metodo del confronto con le parti sociali" sottolineando come "il Sud deve girare il proprio sguardo di 180 gradi, guardare al Mediterraneo candidandosi ad essere Porta d'Europa, sfruttando la ritrovata centralita' del Mare Nostrum grazie alla crescita di Cina, India, alle novita'politiche e sociali dei paesi del Maghreb". "Per farlo - ha continuato Di Lello - occorre superare i confini amministrativi, fare del mezzogiorno d'Italia un'unica grande regione del sud, adottare una strategia comune, progettare infrastrutture comuni, mettere in rete i poli di conoscenza, promuovere unitariamente il territorio".
"Dobbiamo imparare a fare da noi-ha infine concluso Di Lello-: a Caldoro proponiamo di andare oltre la sua proposta di Fondo di Garanzia finanziata dalle risorse degli enti virtuosi del nord, patrimonializzando i beni di proprieta'delle regioni del Sud in un unico Fondo".
Salerno, 24 marzo 2012





Dagli al leghista! In queste settimane va particolarmente di moda sparare sul leghista e mai mi sarei aspettato un giorno di doverne prendere le difese ma l'approvazione in Senato della norma, voluta dalla Lega, che impone il parere delle Regioni nell'accettare i rifiuti provenienti dalla Campania ha offerto un alibi a De Magistris e Caldoro per nascondere i clamorosi ritardi nella realizzazione di un moderno ciclo industriale dei rifiuti.
Sindaco e Governatore attaccano la Lega per nascondere le proprie responsabilita'ma non possono pretendere la solidarietà delle altre regioni se prima non dimostrano serietà e coerenza nella risoluzione dei problemi.
Sono trascorsi due anni dalle elezioni regionali: del termovalorizzatore di Napoli Est si sono perse le tracce, mentre a 10 mesi dall'elezione del Sindaco la differenziata è ancora sotto il 25%, lontanissima da quel 70% promesso in campagna elettorale. Scagli la prima pietra chi e' senza peccato, insegna il Vangelo: prima di scagliare la pietra delle accuse  sindaco e governatore farebbero bene quantomeno ad ammettere i propri peccati.




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04/05/2012 - "Abbiamo appena celebrato i 150 anni di Unita' d'Italia ma in più' aree del mezzogiorno d'Italia resistono metodi borbonici di amministrare la cosa pubblica: queste elezioni serviranno anche per liberarci da queste zavorre che mantengono consapevolmente il sud in una situazione di bisogno" cosi' Marco Di Lello, coordinatore della segreteria nazionale del Psi ha commentato con Fabio Guerriero chiudendo la campagna elettorale a Catanzaro a sostegno del candidato sindaco...